indebitamento, sono stati adottati numerosi atti normativi volti a rivedere la distribuzione delle risorse ed a risanare le finanze pubbliche 38. Simili provvedimenti hanno assunto non solo la forma di tagli alla spesa pubblica, bensì anche di riforme strutturali che hanno riguardato i più disparati settori. Come si è già avuto modo di precisare, il presente studio intende focalizzarsi sul rapporto tra finanza pubblica e diritti sociali, tali situazioni giuridiche concepite quali diritti a prestazione gravanti sul soggetto pubblico necessariamente incidono sull’erario e, pertanto, sono state oggetto di significative riforme. Allo scopo di esaminare come nei diversi ordinamenti si è intervenuti in una simile materia appare utile illustrare gli interventi legislativi in relazione all’ambito che hanno interessato. In via preliminare è possibile distinguere i provvedimenti che hanno riguardato l’ambito giuslaburistico ed, in particolare, i tagli alla retribuzione, i blocchi agli aumenti stipendiali ed alle nuove assunzioni, l’introduzione di riforme pensionistiche e del sistema della sicurezza sociale. Sono stati, altresì, oggetto di riforma i settori del sistema sanitario nazionale e quello dell’istruzione. Muovendo dalle riforme che hanno interessato il mercato del lavoro, occorre rilevare come esse siano state approvate da tutti i Paesi oggetto del presente studio. Il primo Stato che ha approvato simili misure è stato proprio la Germania, che ha varato la riforma del mercato del lavoro con il c.d. «pacchetto Hartz IV». Negli altri Paesi qui considerati le riforme sono state approvate solo a seguito delle situazioni di indebitamento eccessivo nella quali sono incorsi, come nel caso della Spagna, o in ossequio agli impegni assunti al fine di ricevere assistenza finanziaria, come nell’ipotesi del Portogallo e della Grecia. In questi ultimi due Paesi le riforme hanno riguardato sia quelle che potremmo definire alla stregua di politiche di lavoro attivo sia l’erogazione di sussidi e benefici legati alla disoccupazione. Questi ultimi, infatti, comportavano i costi più ingenti per il soggetto pubblico, così che proprio in tale settore si sono registrate le riforme più incisive. In Grecia sono state introdotte diverse misure per ridurre i costi della disoccupazione: in primo luogo, sono stati aboliti quei benefici legati a particolari settori economici, come per esempio il turismo, o legati ad una determinata area geografica; in secondo luogo, si è previsto un limite temporale massimo per la durata degli stessi pari a quattro anni; in terzo luogo, si è intervenuti sull’ammontare degli stessi diminuendo il tetto massimo entro il quale ne è possibile l’erogazione. Tuttavia, a fronte di simili riduzioni, è stato previsto a partire dal 2012 l’estensione del sussidio anche ai lavoratori autonomi. Riforme similari sono state adottate in Portogallo nel corso del 2011, là dove è stata riformata la disciplina dei benefici previsti per coloro che abbiano perso la propria occupazione, anche in tale caso si è provveduto a ridurre la durata e l’ammontare degli stessi, prevedendo però una contestuale estensione della possibilità di accedervi a categorie di lavoratori autonomi. 38 In dottrina, per una prima introduzione al problema del ripensamento dello Stato sociale in conseguenza della crisi economica, v. E. MOSTACCI, Rethinking welfare state today: crisis and possibilities, in Riv. Dir. pubbl. comp. ed europeo, 2013, II, 1325. 24

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