sicurezza sociale senza tralasciare sanità ed istruzione. Tal altri, invece, hanno proceduto
all’introduzione in Costituzione di una stringente disciplina di bilancio, come è accaduto nel
caso tedesco.
In entrambe le ipotesi, tuttavia, la giurisprudenza costituzionale ha affermato il limite
del rispetto del minimo vitale e della dignità umana. Un simile richiamo ha assunto toni più o
meno stringenti, tuttavia la chiave di lettura che valorizza al massimo il diritto al minimo
vitale sembra essere quella che lo pone in relazione alle opportunità di vita, ossia alle chances
per l’individuo di realizzare la sua persona.
Peraltro, alla luce di quest’ultima ricostruzione la salvaguardia del minimo vitale appare
suscettibile di divenire un fattore di sviluppo non solo per il singolo, bensì per l’intera
collettività. Tali rilievi sono condivisi dal Bundesverfassungsgericht che declina il diritto del
singolo al minimo vitale non in relazione alla mera sopravvivenza, ma con riguardo alla sua
partecipazione sociale e politica alla vita della collettività. Pertanto, in un’ottica di
responsabilità intergenerazionale, la tutela del minimo vitale e della dignità umana appaiono
suscettibile di rivelarsi un investimento per la collettività.
A cura di CLAUDIA MARCHESE
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