Da siffatto ordine concettuale ha indubbiamente preso le mosse il legislatore ordinario allorquando,
con le già richiamate disposizioni delle leggi del 1971 e 1977, ha da un lato previsto l'inserimento in via
di principio dei minorati nella normale scuola dell'obbligo - onde evitare i possibili effetti di
segregazione ed isolamento ed i connessi rischi di regressione - dall'altro ha concepito le forme di
integrazione, sostegno ed assistenza ivi previste come strumenti preordinati ad agevolare non solo
l'attuazione del diritto allo studio ma anche la piena formazione della personalità degli alunni
handicappati.
Ora, è innegabile che le esigenze di apprendimento e socializzazione che rendono proficua a questo
fine la frequenza scolastica non vengono meno col compimento della scuola dell'obbligo; anzi, proprio
perché si tratta di complessi e delicati processi nei quali il portatore di handicaps incontra particolari
difficoltà, è evidente che una loro artificiosa interruzione, facendo mancare uno dei fattori favorenti lo
sviluppo della personalità, può comportare rischi di arresto di questo, quando non di regressione.
Altrettanto innegabile è, d'altra parte, che l'apprendimento e l'integrazione nella scuola sono, a loro
volta, funzionali ad un più pieno inserimento dell'handicappato nella società e nel mondo del lavoro; e
che lo stesso svolgimento di attività professionali più qualificate di quelle attingibili col mero titolo della
scuola dell'obbligo - e quindi il compimento degli studi inferiori - può favorire un più ricco sviluppo
delle potenzialità del giovane svantaggiato e quindi avvicinarlo alla meta della piena integrazione
sociale.
6. - Dalle considerazioni ora svolte è agevole arguire come sul tema della condizione giuridica del
portatore di handicaps confluiscono un complesso di valori che attingono ai fondamentali motivi
ispiratori del disegno costituzionale; e che, conseguentemente, il canone ermeneutico da impiegare in
siffatta materia è essenzialmente dato dall'interrelazione e integrazione tra i precetti in cui quei valori
trovano espressione e tutela.
Statuendo che "la scuola è aperta a tutti", e con ciò riconoscendo in via generale l'istruzione come
diritto di tutti i cittadini, l'art. 34, primo comma, Cost. pone un principio nel quale la basilare garanzia
dei diritti inviolabili dell'uomo "nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità" apprestata
dall'art. 2 Cost. trova espressione in riferimento a quella formazione sociale che è la comunità scolastica.
L'art. 2 poi, si raccorda e si integra con l'altra norma, pure fondamentale, di cui all'art. 3, secondo
comma, che richiede il superamento delle sperequazioni di situazioni sia economiche che sociali
suscettibili di ostacolare il pieno sviluppo delle persone dei cittadini.
Lette alla luce di questi principi fondamentali, le successive disposizioni contenute nell'art. 34
palesano il significato di garantire il diritto all'istruzione malgrado ogni possibile ostacolo che di fatto
impedisca il pieno sviluppo della persona. L'effettività dell'istruzione dell'obbligo è, nel secondo comma,
garantita dalla sua gratuità; quella dell'istruzione superiore è garantita anche a chi, capace e meritevole,
sia privo di mezzi, mediante borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze (terzo e quarto
comma). In tali disposizioni, l'accento è essenzialmente posto sugli ostacoli di ordine economico,
giacché il Costituente era ben consapevole che è principalmente in queste che trova radice la
disuguaglianza delle posizioni di partenza e che era perciò indispensabile dettare al riguardo espresse
prescrizioni idonee a garantire l'effettività del principio di cui al primo comma. Ciò però non significa
che l'applicazione di questo possa incontrare limiti in ostacoli di altro ordine, la cui rimozione è postulata
in via generale come compito della Repubblica nelle disposizioni di cui agli artt. 2 e 3, secondo comma:
sostenere ciò significherebbe sottacere il fatto evidente che l'inserimento nella scuola e l'acquisizione di
una compiuta istruzione sono strumento fondamentale per quel "pieno sviluppo della persona umana"
che tali disposizioni additano come meta da raggiungere.
In particolare, assumere che il riferimento ai "capaci e meritevoli" contenuto nel terzo comma
dell'art. 34 comporti l'esclusione dall'istruzione superiore degli handicappati in quanto "incapaci"
equivarrebbe a postulare come dato insormontabile una disuguaglianza di fatto rispetto alla quale è
invece doveroso apprestare gli strumenti idonei a rimuoverla, tra i quali è appunto fondamentale - per
quanto si è già detto - l'effettivo inserimento di tali soggetti nella scuola.