non abbiano ottemperato ovvero, secondo talune interpretazioni, abbiano ottemperato in maniera
inesatta all’obbligo di inserire a livello preferibilmente costituzionale l’obbligo del pareggio di
bilancio95. Per quanto concerne le violazioni sostanziali, invece, non vi è alcuna previsione
espressa, ragion per cui in caso di scostamenti dall’equilibrio di bilancio si è ritenuto di fare
applicazione dei meccanismi sanzionatori previsti dal Patto di stabilità e crescita.
Sarebbe, a tal punto, ipotizzabile che lo Stato possa far valere nel corso di tale procedimento
sanzionatorio le ragioni per le quali esso non ha rispettato i vincoli di bilancio, semmai ancorando
tale sforamento ad esigenza di tutela dei diritti rinvenienti il proprio fondamento sulla normativa
europea? Si tratta di un’ipotesi difficilmente realizzabile.
In relazione alla competenza della Corte di Giustizia, occorre poi muovere un ulteriore
rilievo. In particolare, occorre chiedersi se sia possibile interrogare la Corte di Giustizia
sull’interpretazione delle norme inerenti ai diritti sociali al fine di individuare i limiti entro i quali
sia concesso agli Stati membri di stipulare trattati dai quali possano derivare sacrifici dei diritti in
esame96, soprattutto tenendo in considerazione clausole del tipo di quella posta dall’art. 2 del Fiscal
Compact che sancisce la volontà degli Stati contraenti di interpretare il trattato conformemente alle
norme su cui si fonda l’Unione europea97. Anche in questo caso si tratterebbe di un percorso ardito
giacché, come più volte rammentato nel presente scritto, le scelte di politica economica e di
allocazione delle risorse spettano agli Stati e, dunque, possono essere influenzate solo a monte dalle
regole di governance98.
Ulteriori perplessità nel perseguire la strada che mira a porre all’attenzione della Corte di
Giustizia il problematico rapporto tra finanza pubblica e diritti sociali derivano, per l’appunto, dallo
status di cui godono nella sfera europea i diritti de quibus. Tuttavia, accantonando pronostici su
95
In relazione alla portata applicativa dell’art. 8, v. R. CALVANO, La tutela dei diritti sociali tra meccanismo europeo di
stabilità e legalità costituzionale ed europea, cit., 21; più diffusamente, O. PORCHIA, Il ruolo della Corte di Giustizia
dell’Unione Europea nella governance economica, cit., 593, la quale pone in rilievo come la competenza di cui all’art 8
si fondi sulla previsione di cui all’art. 273 TFUE. Ulteriori competenze in materia di governance economica da parte
della Corte di Giustizia sono previste dal Trattato MES, che consente di portare all’attenzione di tale organo
giurisdizionale qualsiasi controversia possa sorgere in conseguenza della decisione del Consiglio dei governatori.
96
In dottrina, O. PORCHIA, Il ruolo della Corte di Giustizia dell’Unione Europea nella governance economica, cit., 608,
la quale ritiene che «in sede di rispetto della regola aurea, i giudici nazionali potrebbero avere interesse a ricorrere
alla Corte di giustizia in via pregiudiziale, al fine di richiedere l’interpretazione di nozioni contenute in strumenti di
diritto dell’UE, anche richiamate dal Fiscal Compact».
97
Sul rapporto tra trattati internazionali siglati dagli Stati membri e diritto dell’Unione Europea, v. D. THYM – M.
WENDEL, Préserver le respect du droit dans la crise: la Cour de Justice, le Mes et le mythe du déclin de la communauté
de droit, in Cahiers de droit européen, 2012, 3, 733, i quali efficacemente affermano che «à l’instar des satellites
attirés et régis par la gravitation de la Terre, les traités internationaux des États membres gravitent dans l’orbite
juridique du droit européen» e ancora che «la Cour de justice veille à ce que le droit de l’Union contrôle des traités
satellitesqui sont complémentaires à l’acquis communitaire. Ils doivent respecter la primauté du droit de l’Union et ne
doivent pas affecter son effet utile».
98
Sulla spettanza alla sfera statale delle politiche economiche e sulla “neutralizzazione” da parte dei Trattati della
politica monetaria, v. F. BILANCIA, Crisi economica e asimmetrie territoriali nella garanzia dei diritti sociali tra
mercato unico e unione monetaria, cit., 3.
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