politica economica e le disponibilità finanziarie, di individuare un meccanismo in grado di assicurare un
reale ed effettivo adeguamento dei trattamenti di quiescenza alle variazioni del costo della vita (il
richiamo è alla sentenza n. 30 del 2004).
Il Collegio rimettente osserva, quindi, che la Corte costituzionale, pur avendo riconosciuto, con la
sentenza n. 316 del 2010, la legittimità di temporanee sospensioni della perequazione, anche se limitate
alle pensioni di importo più elevato, ha, al contempo, precisato che la ragionevolezza complessiva del
sistema dovrà essere apprezzata nel quadro del contemperamento di interessi di rango costituzionale, alla
luce dell’art. 3 Cost. Con ciò si intende evitare che una generalizzata esigenza di contenimento della
finanza pubblica possa risultare sempre e comunque valido motivo per determinare la compromissione
«di diritti maturati o la lesione di consolidate sfere di interessi, sia individuali, sia anche collettivi»
(viene citata la sentenza n. 92 del 2013).
Deduce, poi, il contrasto con gli artt. 3, 23, 53 Cost., sollevando d’ufficio la relativa questione, per
essere stato imposto con la norma censurata un sacrificio cospicuo ad una sola categoria di cittadini,
incorrendo nella violazione del principio di eguaglianza, a causa della disparità di trattamento che può
essere ravvisata nella differente previsione di prestazioni patrimoniali a carico di soggetti titolari di
redditi analoghi.
4.– Si è costituito in giudizio (r.o. n. 35 del 2014) C.G., ricorrente nel giudizio principale pendente
dinanzi al Tribunale ordinario di Palermo, sezione lavoro, instando per la declaratoria di illegittimità
costituzionale della disposizione legislativa censurata. Sostiene, in particolare, il pregiudizio per
l’adeguatezza delle prestazioni previdenziali, la quale imporrebbe la costante perequazione della
pensione al mutamento dei valori monetari. Aggiunge il difetto di qualsivoglia modalità di recupero della
somma oggetto di blocco della perequazione per il biennio 2012-2013 e la conseguente violazione degli
artt. 3, 36, primo comma, e 38, secondo comma, Cost., in quanto il criterio adottato sarebbe
irragionevole, lesivo del principio di proporzionalità tra pensione e retribuzione, nonché del principio di
adeguatezza di cui all’art. 38 Cost.
5.– Si è, altresì, costituito in tutti i giudizi, (r.o. n.n. 35, 158, 159 e 192 del 2014), l’INPS, chiedendo
che siano dichiarate manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate, alla
luce della giurisprudenza costituzionale secondo cui spetta alla discrezionalità del legislatore, in
conformità a un ragionevole bilanciamento dei valori costituzionali, dettare la disciplina di un adeguato
trattamento pensionistico alla stregua delle risorse disponibili, fatta salva la garanzia di salvaguardia
delle esigenze minime di protezione della persona.
L’Istituto osserva, al riguardo, che la norma censurata si limita a sospendere l’operatività del
meccanismo rivalutativo esistente per un breve orizzonte temporale e a salvaguardare le posizioni più
deboli sotto il profilo economico, evidenziando, altresì, come la Corte, con la sentenza n. 316 del 2010,
abbia già deciso, respingendola, analoga questione di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 19,
della legge n. 247 del 2007 ed aggiungendo che la mancata perequazione per un tempo limitato della
pensione non incide sulla sua adeguatezza, in particolare per le pensioni di importo più elevato.
6.– Ha proposto intervento ad adiuvandum T.G., premettendo di essere iscritto al Fondo pensioni del
personale delle Ferrovie dello Stato spa, di non aver goduto, in forza dell’applicazione della norma di cui
al comma 25 dell’art. 24, del d.l. n. 201 del 2011, come convertito, degli aumenti di perequazione
automatica per la parte di pensione superiore a tre volte il trattamento minimo e di aver depositato
analogo ricorso per le proprie pretese pensionistiche dinanzi alla sezione giurisdizionale del Tribunale
amministrativo regionale del Lazio, allo scopo di sentir dichiarato il proprio diritto alla perequazione
automatica.
Assume, in particolare, a sostegno dell’ammissibilità del proprio intervento, il difetto di tutela per
chi non abbia partecipato al giudizio principale, ma versi nelle medesime condizioni delle parti e, nel
merito, la violazione degli artt. 38, secondo comma, 36, primo comma, e 3 Cost., nonché, infine, dell’art.
53 e del combinato disposto degli artt. 2, 23 e 53 Cost.