In relazione all’ordinamento spagnolo è possibile osservare come la disciplina di
bilancio sia stata novellata nell’estate del 2011. Segnatamente, la proposta di riforma di
iniziativa governativa è stata presentata il 26 agosto 2011 al Congresso dei deputati, che l’ha
approvata ad ampia maggioranza il 2 settembre. A questa approvazione è seguita quella del
Senato in data 7 settembre, con conseguente promulgazione da parte del Re il 27 settembre
2011 e pubblicazione sul Bollettino ufficiale.
Come è possibile notare, si è trattato di un’approvazione in tempi particolarmente
rapidi, senza considerare che la Costituzione spagnola a partire dal momento della sua entrata
in vigore è stata oggetto di sole due revisioni: quella in esame, che ha inciso sull’art. 135, e la
modifica dell’art. 13, al fine di dare attuazione al Trattato di Maastricht in merito al diritto di
elettorato passivo dei cittadini europei 13.
La riforma dell’art. 135 è stata portata a termine seguendo il procedimento semplificato
ex art. 167 e non quello più complesso di cui all’art. 168 della Costituzione spagnola, previsto
per la revisione totale o di parti specifiche. Tale scelta procedurale è stata avallata dal
Tribunal constitucional, che ha ritenuto la revisione dell’art. 135 autonoma rispetto alle altre
disposizioni costituzionali oggetto del procedimento ex art. 168 14.
La lettera dell’art. 135 della Costituzione spagnola, così come modificata, statuisce al
comma secondo: «Lo Stato e le Comunità Autonome non possono incorrere in un deficit
strutturale che superi i limiti stabiliti, se del caso, dall’Unione europea per i suoi Stati
membri. Una legge organica fissa il livello massimo consentito del deficit strutturale dello
Stato e delle Comunità autonome, in relazione al rispettivo prodotto interno lordo. Gli Enti
locali devono mantenere un equilibrio di bilancio».
Da questa singola previsione è già possibile cogliere le peculiarità della riforma
introdotta nell’ordinamento spagnolo: in primo luogo, la normativa fa riferimento
all’«estabilidad presupuestaria» e non al pareggio di bilancio, né all’equilibrio di bilancio che
è puntualmente richiamato solo in relazione agli enti locali.
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L’approvazione in tempi così rapidi di una riforma costituzionale è stata oggetto di forti critiche in dottrina
in quanto si è ritenuto che la finalità perseguita dalla riforma fosse esclusivamente quella, come è stato
affermato, di “calmare i mercati” (v. J.F. LOPEZ AGUILAR, De la Constitución «irreformable» a la reforma
constitucional «exprés», in Teoría y realidad constitucional, 2012, n. 29, 199; M. RIADAURA MARTINEZ, La
reforma del articulo 135 de la Constitucion espanola: Pueden los mercato quebrar el consentimento
constitucional?, in Teoria y realidad constitucional, 2012, n. 29, 239; R.L. BLANCO VALDES,La reforma de
2011: de las musas al teatro, in Claves de razon practica, 2011, n. 216, 12; A. LASA LÓPEZ, La ruptura de la
constitución material del estado social: la constitucionalización de la estabilidad presupuestaria como
paradigma, in Revista de Derecho Político, 2014, 90, 215; O. SALAZAR BENÍTEZ, Algunas reflexiones críticas
sobre la reforma del artículo 135 CE, in Teoría y realidad constitucional, 2012, n, 29, 409). Tuttavia, altra parte
della dottrina ha posto in rilievo come sussistessero motivazioni profonde per l’adozione di una simile riforma.
In particolare, sebbene antecedentemente alla crisi economica del 2008 la Spagna avesse un livello di debito
pubblico inferiore a Paesi quali l’Irlanda, la Grecia e il Portogallo, sussistevano problemi economici strutturali
già oggetto di rilevamento da parte della Commissione europea, come la bassa produttività, la disoccupazione
strutturale, la scarsa capacità di innovazione, l’eccessiva dipendenza da un settore economico. Peraltro, il
Consiglio con decisione del 27 aprile 2009 già aveva rilevato l’esistenza di un deficit eccessivo in Spagna
(2009/417/CE). Inoltre, l’alto livello di decentramento delle entrate e delle spese non era stato accompagnato da
meccanismi di coordinamento adeguati, situazione che ha provocato la difficoltà pratica di controllare il deficit e
l’indebitamento a livello locale. In argomento, v. V. RUIZ ALMENDRAL, La estabilidad presupuestaria en la
Constitucion española, in gruppodipisa.it; A. CUENCA, Estabilidad presupuestaria y endeudamento autónomico,
in Cuadernos de derecho público, maggio 2012.
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V. Tribunal constitucional Auto n. 9/2012. In dottrina, in senso contrario a questa scelta L. FLORES
ANARTE, El ataque constitucional al estado social: un análisis crítico de la reforma del artículo 135 de la
Constitución española, in Revista Internacional de Pensamiento Político, 2014, n. 9, 321.
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