Per costoro, d'altra parte, capacità e merito vanno valutati secondo parametri peculiari, adeguati alle
rispettive situazioni di minorazione, come le stesse circolari ministeriali dianzi citate si sono in certa
misura sforzate di prescrivere (cfr. par. 2); ed il precludere ad essi l'inserimento negli istituti d'istruzione
superiore in base ad una presunzione di incapacità - soprattutto, senza aver preventivamente predisposto
gli strumenti (cioè le "altre provvidenze" di cui all'art. 34, quarto comma) idonei a sopperire all'iniziale
posizione di svantaggio - significherebbe non solo assumere come insuperabili ostacoli che è invece
doveroso tentare di eliminare, o almeno attenuare, ma dare per dimostrato ciò che va invece
concretamente verificato e sperimentato onde assicurare pari opportunità a tutti, e quindi anche ai
soggetti in questione. Inoltre, se l'obiettivo è quello di garantire per tutti il pieno sviluppo della persona e
se, dunque, compito della Repubblica è apprestare i mezzi per raggiungerlo, non v'ha dubbio che alle
condizioni di minorazione che tale sviluppo ostacolano debba prestarsi speciale attenzione e che in
quest'ottica vadano individuati i compiti della scuola quale fondamentale istituzione deputata a tal fine.
Di ciò si è mostrato consapevole il legislatore ordinario, che non a caso nelle leggi del 1971 e 1977
dianzi citate ha al riguardo congiuntamente indicato i fini dell'"istruzione" e della "piena formazione
della personalità" (ovvero - il che è lo stesso - quelli dell'"apprendimento" e dell'"inserimento"),
inquadrando in tale contesto le specifiche disposizioni dettate in favore dei minorati. Che poi ai
medesimi compiti sia deputata anche l'istruzione superiore è dimostrato, prima ancora che da specifiche
disposizioni in tal senso (cfr. d.P.R. 31 maggio 1974, n. 417, artt. 1 e 2), dall'ovvia constatazione che
essa stessa è strumento di piena formazione della personalità.
7. - Per i minorati, d'altra parte - a dimostrazione della speciale considerazione di cui devono essere
oggetto - il perseguimento dell'obiettivo ora indicato non è stato dal Costituente rimesso alle sole
disposizioni generali. L'art. 38, terzo comma, prescrive infatti che "gli inabili ed i minorati hanno diritto
all'educazione ed all'avviamento professionale". Attesa la chiara formulazione della norma, che sancisce
un duplice diritto, non potrebbe dedursi dalla sua collocazione nel titolo dedicato ai rapporti economici
che essa garantisca l'educazione solo in quanto funzionale alla formazione professionale e che quindi
solo per questa via sia a tali soggetti assicurato l'inserimento nella vita produttiva: se così fosse, il primo
termine sarebbe evidentemente superfluo. Certo, la seconda garanzia - che nei confronti dei portatori di
handicaps trova specifica attuazione nella legge quadro in materia di formazione professionale,
attraverso la prescrizione alle regioni di "idonei interventi" atti ad "assicurarne il completo inserimento
nell'attività formativa e favorirne l'integrazione sociale": art. 3, lett. m), l. n. 845 del 1978 - ha per
costoro fondamentale importanza, specie per quei casi di handicaps gravi o gravissimi per i quali risulti
concretamente impossibile l'apprendimento e l'integrazione nella scuola secondaria superiore:
impedimenti che peraltro - alla stregua di quanto s'è detto, ed in coerenza con quanto chiaramente
prescrive, per la scuola dell'obbligo, l'art. 28 della legge n. 118 del 1971 - vanno valutati esclusivamente
in riferimento all'interesse dell'handicappato e non a quello ipoteticamente contrapposto della comunità
scolastica, misurati su entrambi gli anzidetti parametri (apprendimento ed inserimento) e non solo sul
primo e concretamente verificati alla stregua di già predisposte strutture di sostegno, senza cioè che la
loro permanenza possa imputarsi alla carenza di queste.
Se, quindi, l'educazione che deve essere garantita ai minorati ai sensi del terzo comma dell'art. 38 è
cosa diversa da quella propedeutica o inerente alla formazione professionale - che si rivolge a chi ha
assolto l'obbligo scolastico o ne è stato prosciolto (art. 2, secondo comma, legge n. 845 del 1978 cit.) - è
giocoforza ritenere che la disposizione sia da riferire all'educazione conseguibile anche attraverso
l'istruzione superiore. Benché non si esaurisca in ciò, l'educazione è infatti "l'effetto finale complessivo e
formativo della persona in tutti i suoi aspetti" che consegue all'insegnamento ed all'istruzione con questo
acquisita (cfr. sent. n. 7 del 1967).
Sotto quest'aspetto, dunque, la disposizione in discorso integra e specifica quella contenuta nell'art.
34, per quanto concerne l'istruzione che va garantita ai minorati; e la sua collocazione nel III, anziché nel
II titolo della I parte della Costituzione ben si giustifica coll'essere l'istruzione in questione finalizzata
anche all'inserimento di tali soggetti nel mondo del lavoro.
Garantire a minorati ed invalidi tale possibilità anche attraverso l'istruzione superiore corrisponde
perciò ad una precisa direttiva costituzionale: e non a caso questa Corte, decidendo in ordine ad una
situazione per molti versi analoga, nella quale era stato posto in discussione il rapporto tra il cittadino
invalido e il suo inserimento nel mondo del lavoro, ha affermato (sent. n. 163 del 1983) che "non sono