Nel giudizio promosso dal Tribunale ordinario di Palermo, sezione lavoro, ha spiegato intervento ad
adiuvandum T.G., che non è parte nel procedimento principale, assumendo di aver proposto analogo
ricorso dinanzi alla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Lazio, allo scopo di sentir
riconosciuto il proprio diritto alla perequazione automatica del trattamento pensionistico, per gli anni
2012 e 2013, negato dall’INPS.
Secondo la costante giurisprudenza di questa Corte (per tutte, sentenza n. 216 del 2014), possono
intervenire nel giudizio incidentale di legittimità costituzionale le sole parti del giudizio principale ed i
terzi portatori di un interesse qualificato, immediatamente inerente al rapporto sostanziale dedotto in
giudizio e non semplicemente regolato, al pari di ogni altro, dalla norma o dalle norme oggetto di
censura.
La circostanza che l’istante sia parte in un giudizio diverso da quello oggetto dell'ordinanza di
rimessione, nel quale sia stata sollevata analoga questione di legittimità costituzionale, non è sufficiente
a rendere ammissibile l'intervento (ex plurimis, ordinanza n. 150 del 2012).
Conseguentemente, poiché T.G. non è stato parte del giudizio principale nel corso del quale è stata
sollevata la questione di legittimità costituzionale oggetto dell'ordinanza iscritta al n. 35 del reg. ord.
2014, né risulta essere titolare di un interesse qualificato, inerente in modo diretto e immediato al
rapporto sostanziale dedotto in giudizio, l’intervento dallo stesso proposto va dichiarato inammissibile.
3.– La Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Emilia-Romagna, nelle due ordinanze
di rimessione, dubita della legittimità costituzionale del comma 25 dell’art. 24 del d.l. n. 201 del 2011,
come convertito dalla legge n. 214 del 2011, in riferimento, fra l’altro all’art. 117, primo comma, Cost. e
invoca genericamente, quale parametro interposto, la CEDU, per poi richiamare, più specificamente, una
serie di disposizioni contenute nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
In particolare, sono evocati, oltre al principio della certezza del diritto quale «patrimonio comune
agli Stati contraenti», anche « gli altri diritti garantiti dalla Carta: il diritto dell’individuo alla libertà e
alla sicurezza (art. 6), il diritto di non discriminazione, che include anche quella fondata sul
“patrimonio”, (art. 21), il diritto degli anziani di condurre una vita dignitosa ed indipendente (art. 25), il
diritto alla protezione della famiglia sul piano giuridico, economico e sociale (art. 33), il diritto di
accesso alle prestazioni di sicurezza sociale e ai servizi sociali (art. 34)».
La questione, come prospettata, è inammissibile.
Va preliminarmente rilevato che questa Corte ritiene configurarsi un’ipotesi di inammissibilità della
questione, qualora il giudice non fornisca una motivazione adeguata sulla non manifesta infondatezza
della stessa, limitandosi a evocarne i parametri costituzionali, senza argomentare in modo sufficiente in
ordine alla loro violazione (ex plurimis, ordinanza n. 36 del 2015).
In tale ipotesi, il difetto nell’esplicitazione delle ragioni di conflitto tra la norma censurata e i
parametri costituzionali evocati inibisce lo scrutinio nel merito delle questioni medesime (fra le altre,
ordinanza n. 158 del 2011), con conseguente inammissibilità delle stesse.
Nel caso di specie, la Corte rimettente si limita a richiamare l’art. 117, primo comma, Cost., per
violazione della CEDU «come interpretata dalla Corte di Strasburgo»
senza addurre alcun elemento a sostegno di tale asserito vulnus, in particolare con riferimento alle
modalità di incidenza della norma oggetto di impugnazione sul parametro costituzionale evocato.
Inoltre il richiamo alla CEDU si rivela, nella sostanza, erroneo, atteso che esso risulta affiancato dal
riferimento a disposizioni normative riconducibili alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione
europea. Quest’ultima fonte, come risulta dall’art. 6, comma 1 del Trattato sull’Unione europea, come
modificato dal Trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007, ratificato e reso esecutivo con la legge 2
agosto 2008, n. 130, ha lo stesso valore giuridico dei trattati.